Papa Leone XIV ha incontrato la Conferenza dei Vescovi Latini delle Regioni Arabe (CELRÀ)
All'incontro ha partecipato anche P. Piotr Zelazko, Vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica in Israele; l'evento ha offerto ai vescovi l'opportunità di condividere la vita e le sfide delle loro Chiese locali, di riflettere insieme sulle priorità pastorali e di rafforzare la comunione tra loro.
Nel corso dell'incontro, i vescovi hanno inoltre incontrato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano; il Cardinale Claudio Gugerotti, Prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali; e l'Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario della Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari del Dicastero per l'Evangelizzazione.
Nel corso delle discussioni sono stati affrontati diversi temi, tra cui la presenza della Chiesa latina in Medio Oriente, il Sinodo e questioni liturgiche. Si è inoltre svolta una semplice cerimonia per l'insediamento di padre Pierre Paul a canonico del Santo Sepolcro.
Nell'ultima giornata, i vescovi sono stati ricevuti da Papa Leone XIV in udienza privata. Il Papa ha sottolineato l'importanza della presenza della Chiesa in contesti spesso segnati da tensioni politiche, sociali e religiose.
«Quando le comunità si fanno più fragili e molte famiglie sono costrette a emigrare, il vostro ministero diventa ancora più necessario. Siate sempre pastori vicini alla vostra gente», ha detto Papa Leone.
Ha inoltre ricordato la testimonianza dei numerosi martiri di queste regioni, molti dei quali sconosciuti, tra cui «le Missionarie della Carità uccise in Yemen mentre servivano i più vulnerabili. (...) La loro fedeltà al Vangelo rimane una luce per le vostre comunità e un invito a non cedere né alla paura né alla rassegnazione».
La loro fedeltà al Vangelo rimane una luce per le vostre comunità e un invito a non cedere né alla paura né alla rassegnazione».
Rivolgendosi ai vescovi, il Papa ha offerto una chiara indicazione su come vivere la missione della Chiesa in queste regioni e nel tempo presente.
«Non abbiate paura della vostra piccolezza. La fecondità della Chiesa non si misura in base a numeri, strutture o risorse, ma alla fedeltà al Vangelo. (...) Nel cuore di società segnate da conflitti e divisioni, le vostre comunità mostrino che è possibile vivere, servire e sperare insieme. (...) In mezzo alle emergenze, non perdete di vista ciò che è essenziale per la missione della Chiesa: l’annuncio del Vangelo, la preghiera, i Sacramenti e la formazione cristiana.»
Papa Leone ha inoltre invitato i vescovi a prendersi cura delle famiglie e dei giovani, ad accompagnare i migranti, a difendere la dignità di ogni persona e a preservare e rafforzare la comunione tra le Chiese e i diversi riti. Ha anche incoraggiato il dialogo con le altre comunità cristiane, con i musulmani e con le altre tradizioni religiose.
«Cari fratelli, proseguite il vostro cammino con fiducia. Non siete soli. La Chiesa universale guarda alle vostre comunità con affetto e riconosce nella loro perseveranza, nella fede vissuta nella prova e nel coraggio del servizio una preziosa testimonianza per tutta la Chiesa».
Per la Chiesa nell'Arabia meridionale, l'incontro è stato un segno di comunione con la Chiesa più ampia delle regioni arabe e con la Chiesa universale. Ha inoltre rinnovato l'invito a vivere la missione del Vangelo con fiducia, vicinanza e speranza.
L'intero discorso di Papa Leone XIV:
Beatitudine Eminentissima,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Carissimi convenuti,
con grande gioia accolgo voi, Pastori che formate insieme la Conferenza dei Vescovi Latini nelle Regioni Arabe. Attraverso di voi, desidero rivolgere il mio saluto ai sacerdoti, alle persone consacrate e a tutti i fedeli delle vostre Comunità. Con le parole dell’Apostolo Paolo, auguro a tutti: «grazia a voi e pace da Dio» (Rm 1,7).
La vostra Conferenza abbraccia Chiese presenti in una realtà vasta e articolata, che operano in contesti spesso segnati da tensioni politiche, sociali e religiose.
Le vostre Chiese hanno conosciuto la testimonianza del martirio: pensiamo a suor Leonella Sgorbati, Missionaria della Consolata, alle Missionarie della Carità uccise nello Yemen mentre servivano i più vulnerabili, e ai tanti sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli che hanno donato la vita in Iraq, in Siria e in altre terre segnate dalla violenza. I loro nomi forse non sono conosciuti dal mondo, ma sono ben noti a Dio. La loro fedeltà al Vangelo rimane una luce per le vostre comunità e un invito a non cedere né alla paura né alla rassegnazione.
Quando le comunità si fanno più fragili e molte famiglie sono costrette a emigrare, il vostro ministero diventa ancora più necessario. Siate sempre pastori vicini al vostro popolo, capaci di condividere le sue ferite, di ascoltare, sostenere e consolare, perché attraverso la vostra presenza possa rendersi visibile la vicinanza di Dio.
Non abbiate paura della vostra piccolezza. La fecondità della Chiesa non si misura nei numeri, nelle strutture o nelle risorse, ma nella fedeltà al Vangelo. Una comunità piccola, se radicata in Cristo, può essere una presenza preziosa: non perché cerca il potere, ma perché serve; non perché s’impone, ma perché testimonia; non perché risponde alla violenza con altra violenza, ma perché oppone alla forza la carità.
Nel cuore di società segnate da conflitti e divisioni, le vostre comunità mostrino che è possibile vivere, servire e sperare insieme. Attraverso le parrocchie, le scuole, gli ospedali e le opere di carità, rendete concreto il Vangelo, accogliendo, ascoltando e sostenendo quanti sono nel bisogno. Sostenete, in particolare, le congregazioni religiose che continuano generosamente a stare accanto ai poveri e ai più fragili.
In mezzo alle emergenze, non perdete di vista l’essenziale della missione della Chiesa: l’annuncio del Vangelo, la preghiera, i Sacramenti e la formazione cristiana. Una Chiesa capace di servire deve essere anzitutto una Chiesa che prega, ascolta la Parola e vive dei Sacramenti.
Abbiate particolare cura delle famiglie e dei giovani. Le famiglie, pur gravate da difficoltà e incertezze, possano, con il sostegno della comunità, rimanere il primo luogo nel quale la fede viene ricevuta e trasmessa. I giovani, spesso divisi tra grandi aspirazioni e un futuro incerto, trovino nella Chiesa una casa che li accolga, li ascolti e li aiuti a riconoscere il valore della loro vita. La catechesi accompagni bambini, giovani e adulti verso un incontro vivo con Cristo, affinché la fede sia conosciuta, vissuta e trasmessa di generazione in generazione.
Abbiate cura anche dei migranti, numerosi, soprattutto nei Paesi del Golfo. Molti vivono lontani dai propri cari e sperimentano solitudine e precarietà. Le vostre comunità siano case nelle quali nessuno si senta straniero. Difendete la dignità di ogni persona e riconoscete in ogni migrante un fratello e una sorella: così la carità diventa testimonianza del Vangelo e scuola di fraternità.
Custodite e rafforzate la comunione tra le Chiese e i diversi riti. La varietà delle tradizioni cristiane è una ricchezza da vivere nell’unità. Da questa comunione nasca un dialogo sincero con le altre comunità cristiane, con i musulmani e con le diverse tradizioni religiose. Dialogare non significa rinunciare alla propria identità, ma viverla senza paura dell’incontro. Là dove la guerra ha seminato diffidenza, ogni gesto di stima, collaborazione e rispetto può diventare un passo verso la riconciliazione e la pace.
La vostra missione non consiste semplicemente nel conservare una presenza cristiana, ma nel rendere presente Cristo: annunciarlo nella Parola, celebrarlo nei Sacramenti, incontrarlo nella preghiera e riconoscerlo nei poveri, nei sofferenti, nei migranti e in ogni persona posta sotto la vostra cura.
Non siete chiamati a risolvere tutti i problemi delle vostre terre, ma a essere fedeli al Vangelo e al popolo che vi è affidato. Non cercate anzitutto il successo o il riconoscimento: cercate la fedeltà. Siate voce di verità, di giustizia e di pace; uomini di preghiera, pastori vicini alla vostra gente, artigiani della riconciliazione e testimoni della misericordia.
Non abbiate paura di seminare senza vedere subito i frutti. La semina appartiene a voi; la crescita appartiene a Dio. Nessun gesto compiuto nel nome di Cristo è inutile: una preghiera, una parola di consolazione, una famiglia accompagnata, un bambino educato alla fede, un povero accolto sono semi di un futuro nuovo.
Cari Fratelli, continuate il vostro cammino con fiducia. Non siete soli. La Chiesa universale guarda alle vostre comunità con affetto e riconosce nella loro perseveranza, nella fede vissuta nella prova e nel coraggio del servizio una testimonianza preziosa per tutta la Chiesa.
Affido voi, le vostre Chiese e tutti i popoli delle vostre terre alla protezione della Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina della pace. Ella accompagni le famiglie, i giovani, i migranti, i malati e i poveri; sostenga quanti soffrono e illumini quanti hanno responsabilità politiche e sociali, perché sappiano cercare il bene comune e aprire cammini di riconciliazione.
Su di voi e su tutti i fedeli che vi sono affidati invoco di cuore l’abbondanza delle benedizioni del Signore. Egli vi custodisca nella fede, vi renda perseveranti nella speranza e generosi nella carità, e conceda alle vostre comunità e a tutti i popoli delle vostre terre il dono prezioso della pace.
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Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 3 settembre 2026


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