Padre Piotr Żelazko nominato "Uomo della Riconciliazione 2026"



La cerimonia si è svolta presso la Sinagoga Progressista Ec Chaim di Varsavia, dove Padre Piotr ha ricevuto il premio con quella che ha descritto come "sincera, profonda emozione e umiltà", sottolineando di non considerarlo un onore personale, ma un promemoria della responsabilità condivisa di costruire ponti dove un tempo sorgevano muri. Questa convinzione ha costituito il cuore dei suoi interventi durante l'evento.
Una mattinata di congratulazioni
Nella stessa mattinata Padre Piotr è stato ricevuto dall'ambasciatore israeliano in Polonia, Yacov Livne, che si è congratulato personalmente con lui per l'onorificenza. Livne è ambasciatore d'Israele a Varsavia dal 2021.
Una visione plasmata dalla Chiesa postconciliare
Nel suo discorso, Padre Piotr ha riflettuto sulla sua formazione spirituale, spiegando di essere "cresciuto e innamorato della Chiesa postconciliare", una Chiesa in cui la presenza di Dio nel mondo diventa visibile attraverso le relazioni umane e la fraternità interreligiosa. Sebbene questo ideale non sia sempre pienamente vissuto, ha osservato che, fin dal momento della sua ordinazione, il desiderio di incontrare ogni persona in cerca di Dio, anche in modi diversi dai propri, è diventato parte integrante della sua spiritualità. Questi temi riecheggiano le dichiarazioni riportate nella cronaca dell'evento.
Gioia, preoccupazione e impegno per la verità
Padre Piotr ha espresso gratitudine per il fatto che a Gerusalemme ci siano luoghi in cui la presenza di un sacerdote cattolico durante le feste ebraiche è vissuta come naturale e gradita. Allo stesso tempo, ha parlato con franchezza degli "spazi in cui persistono ancora odio o ignoranza", anche in settori della Chiesa cattolica in cui l'antisemitismo rimane un problema. Ha sottolineato che la riconciliazione richiede onestà riguardo a queste ferite.
Ha insistito sul fatto che la riconciliazione ebraico-cristiana non è una destinazione, ma un cammino, una via che richiede attenzione, pazienza, coraggio e verità, prima di tutto nel proprio cuore. Solo percorrendo insieme questa strada, ha affermato, ebrei e cristiani possono aiutarsi a vicenda a riconoscere il Dio che dimora in ogni essere umano.
La responsabilità del premio
Per Padre Piotr, il titolo di "Uomo della Riconciliazione" non è un traguardo, ma un invito alla responsabilità: "ascoltare con più attenzione, imparare con più fervore, parlare con più ampiezza e costruire ponti anche dove sembra impossibile". Ha ricordato ai presenti che l'eredità ebraico-cristiana non è astratta: è un insieme vivo di radici, un linguaggio di valori e una memoria che insegna. Questa eredità porta con sé anche storie dolorose che richiedono verità, compassione e vigilanza.
Ha aggiunto che riconciliazione significa essere "radicati nella verità", una verità che ci obbliga non solo a guardare al futuro con speranza, ma anche ad affrontare il passato con onestà.
Una gratitudine che alimenta la speranza
Padre Piotr ha concluso ringraziando il Consiglio Polacco dei Cristiani e degli Ebrei per decenni di fedele impegno nel dialogo: "Mi ricordate continuamente che la riconciliazione è possibile, che è necessaria, che è bella. È bello che siamo diversi e che sappiamo essere diversi in modo bello". Ha sottolineato che la riconciliazione richiede molte mani, molti cuori e molte voci, e lui è onorato di essere uno di loro. Ha concluso chiedendo a tutti i presenti di pregare per la pace in Israele e in tutto il Medio Oriente.








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