Lucia, della comunita’ di Gerusalemme, racconta la storia dei Santi Simeone e Anna che hanno accolto Gesu’ quando portato al Tempio dai suoi genitori. La loro festa e’ celebrata il giorno dopo la Festa della Presentazione di Gesu’ al Tempio.

Il vangelo di Luca, al capitolo 2, racconta l’episodio di Maria e Giuseppe quando portarono il bambino Gesu’ al Tempio di Gerusalemme per adempiere cio’ che era scritto nella Legge del Signore. La’ sono stati ricevuti da due figure anziane, Simeone e Anna, persone simboliche che vale la pena conoscere meglio.

Di Simeone, “colui che accoglie Dio”, Luca racconta molto poco: “Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui” (Luca 2,25). L’assenza di dettagli e’ riempita con leggende legate in particolare a cio’ che e’ detto nel versetto seguente: “Lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore” (Luca 2,26). Appare qui una specie di “midrash cristiano” necessario per spiegare come ha avuto luogo questa rivelazione. Secondo questa leggenda, Simeone, di origine egiziana, era uno dei settanta saggi chiamati dal Re Tolomeo II Filadelfo (285 – 246 AC) per tradurre la Bibbia dall’ebraico al greco (nota come la Bibbia dei Settanta). Mentre traduceva il libro di Isaia, giunto al versetto: “Ecco: la vergine (secondo il testo greco) concepira’ e partorira’ un figlio, che chiamera’ Emmanuele” (Isaia 7,14), incomincio’ a dubitare, pensando che ci fosse uno sbaglio nel testo. Stava per correggere il testo cambiando la parola “vergine” con “donna”, quando, improvvisamente, gli apparve un angelo che gli fermo’ la mano e gli disse: “Credi in cio’ che e’ scritto e lo vedrai realizzarsi; tu non morirai finche’ vedrai colui che nascera’ da una vergine – il Messia del Signore”. Da quel momento, Simeone aspettava il compimento della profezia.

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Ma questa profezia non si avverera’ molto presto ... Tuttavia, un giorno, quando aveva gia’ 360 anni, “guidato dallo Spirito, Simeone venne al Tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesu’ per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perche’ i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Luca 2,27-32). Avendo riconosciuto, grazie allo Spirito Santo, che questo bambino era l’atteso Messia di Israele, Simeone benedisse Giuseppe e Maria e parlo’ a Maria: “Egli e’ qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perche’ siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggera’ l’anima” (Luca 2,34-35).

Secondo questa leggenda, Simeone mori’ alcuni giorni dopo. Nel 6° secolo le sue reliquie furono trasferite a Constantinopoli dove sono state conservate nella Chiesa di San Giacomo costruita dall’Imperatore Giustiniano. Secondo la testimoninanza dei pellegrini, queste reliquie sono state venerate in quella chiesa fino al 13° secolo.

Chiaramente la leggenda di Simeone ha un carattere simbolico e non si pretende che sia una verita’ storica. Anche se alcuni Padri della Chiesa non la accreditano come verita’, la storia ha mantenuto il suo carattere popolare.

Secondo un’altra tradizione, Simeone era figlio di Hillel e padre di Gamaliele, lo stesso Gamaliele dal quale Paolo di Tarso, il futuro Apostolo, ha ricevuto la sua formazione (Atti 22,30). Comunque, la tradizione piu’ conservatrice dice semplicemente che Simeone non era ne’ sacerdote ne’ fariseo, ma un uomo devoto e giusto, di 112 anni che aspettava, come tanti altri, “il conforto d’Israele”.

“C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribu’ di Aser. Era molto avanzata in eta’, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio giorno e notte con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento ...” (Luca 2,36-38).

La tradizione Cristiana non ha ricamato leggende sulla figura di Anna ma non per questo la rende meno misteriosa e simbolica.

Il vangelo insiste sul fatto che Anna e’ della tribu’ di Aser. Ma a quel tempo solo i Leviti conoscevano con precisione la loro discendenza tribale e forse in una certa misura anche i discendenti delle tribu’ di Giuda e Beniamino. Le altre genealogie vennero perse senza speranza di essere ricuperate. La tribu’ di Aser era una delle dieci tribu’ di cui si erano perse le tracce dal tempo della caduta del Regno del Nord e della successiva deportazione degli Israeliti in Assiria (nell’8° secolo AC). Inoltre, Anna e’ chiamata profetessa quando, secondo la tradizione ebraica, la profezia aveva cessato verso la meta’ del quinto secolo AC. Che cosa ci fa una profetessa della tribu’ di Aser nel tempio un centinaio di anni piu’ tardi? Evidentemente la stessa cosa che “una figlia di Aser” faceva al tempo dell’Esodo dall’Egitto. Era scesa in Egitto con la casa di Giacobbe ed era ancora la’ 400 anni dopo quando il popolo lascio’ l’Egitto (cf. Genesi 46,17 e Numeri 26,46). Secondo un midrash ebraico, questa figlia di Aser era l’unica superstite della generazione dei Padri che avevano custodito il segreto su come riconoscere colui che sarebbe venuto a liberare il popolo dalla schiavitu’ d’Egitto e condurlo nella Terra Promessa. Similmente, Anna la profetessa, figlia della tribu’ di Aser, ha riconosciuto il Messia d’ Israele e “sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Luca 2,38).

Simeone e Anna sono l’immagine di Israele che attende ardentemente il Messia e che finalmente trova.