La via crucis nella natura


Da Latrun a Gerusalemme

Questa è stata la prima volta che ho partecipato alla Via Crucis nella natura e in lingua ebraica. Sono arrivato pieno di paura: sapevo che avrei dovuto camminare per 40 miglia con persone che non conoscevo affatto.


La Via Crucis che ho conosciuto fino ad ora è del tipo tradizionale e piuttosto triste. Qui invece ho avuto una esperienza completamente diversa: durante questa via crucis era permesso parlare e anche gioire. Come per Gesù, anche qui c'erano momenti di sofferenza e di conforto. Da qui ho capito che si può gioire della bellezza della natura anche durante la via crucis con Gesù, perché la vera esperienza è nel nostro cuore.


Il fatto che non conoscevo quasi nessuno dei partecipanti mi ha fatto preoccupare pensando che avrei camminato da solo per tutto il percorso. Invece, ho incontrato persone che mi si sono avvicinate, hanno parlato con me e mi hanno fatto sentire a mio agio. Allo stesso modo, Gesù ha incontrato persone, a volte anche estranei, che l'hanno aiutato lungo il suo viaggio finale. Apparentemente questi erano piccoli gesti, come quello di Veronica che asciuga il volto di Gesù, ma che avevano un grande significato.


Grazie alla mia partecipazione a questa Via Crucis, questa è stata per me la prima volta che mi sono sentito parte delle comunità cattoliche di lingua ebraica in Israele. Uno dei pensieri che è venuto in mente come risultato di questo pellegrinare, è stato scoprire l'importanza degli esseri umani nella nostra vita e il valore di aiutare gli altri. Come è scritto nel Vangelo di Matteo (Mt. 25, 35-40):


"Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi ... In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". 




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