Per molti anni l’Emittente Israeliana ha trasmesso un breve programma radiofonico intitolato “Un momento di ebraico”. Durante il periodo delle festivita’ natalizie, due volte e’ stata trasmessa una intervista sulle comunita’ cattoliche di lingua ebraica, rilasciata da Padre David Neuhaus. Fratel Yohanan Elihai ha aiutato P. David a preparare il testo della trasmissione.

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La prima trasmissione e’ stata mandata in onda il giorno di Natale, 25 dicembre 2014:

Menachem: Buon Giorno. Sono Menachem Peri e in occasione del Natale che si sta avvicinando, con noi oggi abbiamo P. David Neuhaus, Vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme, docente di studi biblici e di religione cristiana, scrittore di molti articoli in questo campo e anche responsabile delle comunita’ cristiane di lingua ebraica. Padre Neuhaus, cosa ci dice a proposito di queste comunita’?

Padre Neuhaus: Le comunita’ cattoliche di lingua ebraica il prossimo anno celebreranno il 60° anniversario della loro fondazione. Sono state fondate da un gruppo eterogeneo di israeliani, tra i quali anche cristiani immigrati in Israele con i loro figli, giusti tra le nazioni che sono venuti a vivere in Israele, cristiani che hanno scelto di vivere e lavorare in Israele, e che tutti parlavano ebraico nella loro vita quotidiana, tra i quali anche molti religiosi e religiose. L’ebraico e’ la lingua dello stato e della societa’ per cui era naturale che i cristiani che vivevano tra gli Ebrei in Israele incominciassero a pregare in ebraico e a professare la loro fede nella lingua che ormai parlavano quotidianamente. Negli ultimi anni, altri si sono aggiunti a coloro che parlano l’ebraico, gli immigrati lavoratori, i richiedenti asilo e tra loro quelli che si sono formati una famiglia qui e i cui figli studiano nelle scuole del paese e che parlano ebraico come tutti gli Israeliani. Ci sono anche cristiani di lingua araba che si sono trasferiti a vivere in zone ebraiche per diversi motivi, soprattutto a causa del lavoro, e che oggi rientrano tra coloro che parlano l’ebraico. Herzl (fondatore del Sionismo politico) e Ben Yehuda (iniziatore dell’ebraico moderno) non pensavano di certo a questo, ma in realta’ oggi l’ebraico e’ anche la lingua di una minoranza cristiana, lingua che usano per pregare e professare la loro fede.

Menachem: Grazie, Padre David e Buone Feste!

La seconda trasmissione e’ stata mandata in onda domenica, 4 gennaio 2014, Festa dell’Epifania.

Menachem: Buon Giorno. Sono Menachem Peri e con noi abbiamo Padre David Neuhaus, Vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme e responsabile delle comunita’ cristiane di lingua ebraica. Padre Neuhaus, come avete risolto il problema della mancanza di parole ebraiche per trasmettere la vostra fede alle prossime generazioni di cristiani di lingua ebraica?

Padre Neuhaus: Tradurre la terminologia della fede Cristiana in ebraico e’ una sfida costante. Stiamo avendo questa conversazione proprio nel periodo che noi chiamiamo (in ebraico) “Tsippiyah” – Avvento in Italiano – le settimane che precedono il Natale, durante il quale attendiamo – “metsappim” – la venuta di Cristo. Un altro esempio e’ la parola “ammai”, che tradotta significa “laico”, una persona che non e’ ordinata al servizio della liturgia. L’ “ammai” e’ un membro del popolo di Dio, proprio come un “turrai” – un soldato semplice – e’ membro di un plotone di soldati. L’ “ammai” si prende cura del popolo di Dio. Nella lingua ebraica la finale “ai” significa compito e appartenenza. Un’altra innovazione che abbiamo adattato alle nostre esigenze e’ la parola “hohadah” (comunione), che deriva dalla radice ebraica “y,h,d” (essere insieme), quasi fratello gemello della radice “’.h.d.” (essere uno). “Hohadah”, la stessa forma di “holadah” (generare), e’ l’atto con cui il credente consuma il pane consacrato e beve il calice del vino che, per il credente, sono il Corpo e il Sangue di Cristo. Gesu’ “mohid” (ci da’ la comunione) e noi “nohadim” (la riceviamo). Grazie ai discepoli di Ben Yehuda nelle nostre comunita’ investiamo energie per migliorare la nostra lingua, l’ebraico, e cosi’ approfondire le nostre radici nella Terra di Israele.

Menachem: Grazie, Padre Dr. David Neuhaus.