Il giorno dopo la gioiosa celebrazione del Natale, la Chiesa ricorda il suo primo martire, Santo Stefano, lapidato per la sua fede in Cristo.

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A Natale celebriamo il dono della vita divina nel corpo e nel sangue e il giorno di Santo Stefano siamo subito chiamati a comprendere cosa significa assumere la condizione divina nel battesimo.

Santo Stefano fu il primo di molti martiri cristiani che hanno sparso il sangue a causa della loro fede. L’unica fonte antica da cui trarre dettagli del protomartire e’ il libro degli Atti degli Apostoli, nel Nuovo Testamento (capitoli 6 e 7), scritto da San Luca Evangelista.

Secondo la narrazione, Stefano fu uno dei primi diaconi scelti per servire la prima comunita’ di credenti in Gesu’ in Gerusalemme, negli anni trenta del primo secolo. Greco che parlava ebraico, uomo di fede profonda e di grande eloquenza. La sua predicazione a Gerusalemme aveva suscitato le ire delle autorita’ ebraiche, che tramavano contro di lui.

Stefano fu portato in giudizio, le accuse contro di lui erano simili a quelle fatte contro Gesu’ stesso: entrambi parlavano contro il Tempio.

L’eloquente discorso di Stefano al suo processo in difesa della fede cristiana, e’ uno dei piu’ lunghi negli Atti degli Apostoli. Traccia la storia del popolo di Israele da Abramo a Gesu’. I suoi ascoltatori, pieni di ira, lo portarono fuori per lapidarlo. La morte di Stefano fu testimoniata da Saul, che non aveva ancora incontrato il Signore risorto e che si era opposto alla predicazione di Stefano. In seguito Saul sarebbe divento’ noto come San Paolo.

La morte di Stefano ha inspirato generazioni di martiri cristiani. Preghiamo affinche’ ci venga concesso il suo coraggio e la sua fortezza.