Piccola Sorella Aliza (1922-2011) ha partecipato attivamente alla fondazione delle comunità cattoliche di lingua ebraica e al loro sviluppo. Pubblichiamo qui un brano dalle parole di Fra’ Yohanan Elihai al suo funerale a Ein Karem il 17 febbraio 2011.

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Aliza era figlia di un padre cristiano e di una madre ebrea, e questo era importante per lei. Fu allevata come cristiana. Aveva una bella voce, studiò musica e sua madre sembrava sognare per lei una carriera in questo campo. Tuttavia volle entrare in monastero – almeno questo era quello che pensava sua madre e per questo interruppe le relazioni con sua figlia.

Aliza scrisse a sua madre per otto anni senza ricevere risposta.

Tuttavia, dopo un lungo periodo, la madre venne a trovarla per vedere con i propri occhi e scoprì che non era in un monastero chiuso, ma piuttosto in una famiglia. Si innamorò delle sorelle e trascorse i suoi ultimi anni di vita in una casa di riposo diretta dalle Piccole Sorelle nel sud della Francia.

Incontrai Aliza nel 1949 in Francia e già allora parlammo della lingua ebraica.

Nel 1950 – lo Stato d’Israele aveva allora due anni- molto prima che il Concilio Vaticano II cambiasse l’atteggiamento del cristianesimo verso gli ebrei, chi poteva interessarsi di questo piccolo Paese?

Fu Aliza che chiese a Piccola Sorella Madeleine, la fondatrice della congregazione e superiora generale, di permetterle di andare in Israele e vivere lì. Piccola Sorella Madleine comprese ed acconsentì.

Quindi, nel 1950, Piccola Sorella Madleine vene in Medio Oriente con alcune suore per fondare fraternità qui e là, specialmente nella Città Vecchia di Gerusalemme e a Betlemme, che a quel tempo erano parte della Giordania. Portò con sé anche Aliza insieme ad un’altra sorella e sussurrò loro: raggiungeremo anche Israele.

Ero allora nella Regione ed anch’io sognavo Israele. Per questo chiedemmo il permesso di passare attraverso la porta Mandelbaum verso Israele, una cosa fuori dall’ordinario per quel tempo. Solo il personale delle Nazioni Uniti e qualche console poteva passare. Attendemmo per un mese nella Città Vecchia, a Sant’Anna (la casa dei Padri Bianchi) e studiammo l’ebraico. Finalmente giunse il permesso ed entrammo in Israele il 25 agosto 1950.

Voglio riassumere tutto in poche frasi: Aliza lavorò dapprima come donna delle pulizie in un ospedale. Qui divenne amica di alcuni dei pazienti che non scordò mai più. Imparò come lavorare la ceramica e questa divenne la sua professione per il resto della sua vita lavorativa, fino a 72 anni. Divenne membro dell’Unione Nazionale dei Ceramisti (e devo aggiungere che la patena ed il calice con cui celebriamo questa Eucarestia sono opera delle sue mani).

Aveva un carattere molto diretto, deciso ed intenso e non era facile vivere con lei. Nonostante ciò le sue sorelle l’amavano per come era perché era onesta, e fedele (fedele ai pazienti che aveva incontrato e a tutti i suoi amici- e quelli che sono qui presenti lo possono testimoniare). Voleva visitare i malati e gli anziani e fece questo per 60 anni. Sessant’anni di presenza a Gerusalemme, in Israele, con tutti gli alti e bassi e le difficoltà. Non c’è bisogno di ripetere che amava questo Paese, il popolo ebraico, la lingua ebraica e che fu un membro fedele delle nostre comunità ebraiche fin dal loro primo giorno.

Un’ultima parola: amava la terra – dopo tutto la ceramica è terra+acqua (+aria+fuoco).

Ha chiesto di non essere chiusa in una bara ma di essere avvolta in un semplice lenzuolo, proprio come vengono sepolti gli ebrei. E così ritorna alla terra, la terra d’Israele, la terra che amava modellare con le sue dita.

Non possiamo non menzionare che amava il verso del Libro di Geremia: “Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele” (18,6) o il verso che si dice a Yom Kippur: “Ecco l’argilla nelle mani del vasaio, allungandola ed accorciandola come gli pare, così siamo noi nelle Tue mani, preservati con amore”.

Lei ha apparentemente interiorizzato questo pensiero nella sua vita – e ringrazio Dio per la sua testimonianza del Suo amore.

Sia benedetta la sua memoria.

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