Quest’anno, 2011, fra’ Jacques Fontaine celebrerà il suo 90° compleanno. Sacerdote domenicano con cittadinanza israeliana, fu il fondatore del “BST” (Bibbia sulla terra) al tempo della Casa d’Isaia, che consisteva in un’estate di insegnamenti sulla Bibbia nella Terra della Bibbia e in un inverno di Lectio divina in ebraico, conosciuta come “Bibbia sotto la terra”.

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La vita di fra’ Jacques è semplice. Biblicamente semplice. Essa è la storia d’amore tra lui e la Parola di Dio, come è possibile ascoltarla nella Bibbia e come fluisce dalla Terra d’Israele. Nacque nel nord della Francia nel 1921, ultimo di otto bambini. Dopo aver studiato diritto entrò nei Domenicani e fu ordinato sacerdote nel luglio 1948. In seminario studiò con i padri Congar e Ferret, che erano impegnati nel rinnovamento degli studi teologici, ponendo in primo piano la dimensione dinamica di Cristo nella storia, mostrando il progresso del popolo di Dio rispetto alla pienezza dei tempi.

Dopo aver trascorso un anno all’Ecole Biblique, la scuola dei domenicani a Gerusalemme, dopo aver girato la Terra Santa in motorino e dopo aver seguito le orme di San Paolo, tornò in Francia. Organizzò un’esibizione itinerante basata su lezioni in cui narrava l’Antico ed il Nuovo Testamento, illustrandoli con diapositive. Durante una lunga ed inaspettata ospedalizzazione, ebbe l’opportunità di studiare l’ebraico, rimanendo fedele alle parole di santa Teresa di Lisieux: “Se fossi stata un prete, avrei studiato l’ebraico ed il greco per poter comprendere il pensiero divino come Dio scelse di esprimerlo nel nostro linguaggio umano”.

A questo punto il provinciale dei domenicani, padre Avril, riflettè sulla possibilità di stabilire una nuova istituzione: un centro per lo studio del giudaismo a Gerusalemme. Chiamò padre Bruno Hussar, che già viveva in Israele, e fra’ Jacques Fontaine volle unirsi a lui. Nel 1960 si trasferirono in una parte della casa di frati lazzaristi in via Agron a Gerusalemme, e nominarono la fondazione, “Casa d’Isaia”. Sentirono la necessità di un terzo confratello ed ebbero la fortuna di accogliere Marcel Dubois e subito dopo, nel 1967, Gabriel Grossman e più tardi Abraham Shmueloff.

Nel 1975 padre Dubois, scrivendo la prefazione al libro “La Bibbia letta dei professori”, scrive: “Fu quando partecipò alla scuola per guide, dopo vent’anni di studio della Bibbia, che ebbe l’impressione di scoprire realmente per la prima volta la Bibbia, leggendola sul terreno. Fu questo suo fervore e splendore che cercò di comunicare ai pellegrini in Terra Santa.

Il pellegrinaggio deve essere il vivere le sorgenti della fede. Questo vuol dire tornare al “locus teologico”. Se uno è invitato a mettersi in cammino da Dan a Beer Sheva, non è per visitare antiche pietre né per venerare i Luoghi santi, ma piuttosto per rinnovare il corpo e lo spirito. Questo è l’itinerario dei Patriarchi, per salire a Gerusalemme, sulle vie del Vangelo, ascoltando la Parola di Dio nei veri paesaggi dove essa risuona, attraverso la libertà e la disponibilità che questa Parola necessità. La scoperta della Bibbia ha luogo a cielo aperto.

Andranno errando da un mare all’altro…per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno (Amos 8,12). Fra’ Jacques è convinto che oggi, proprio come era all’inizio, in questa Terra Santa si rinnoverà la proclamazione della Parola di Dio e riecheggerà con nuovo vigore fino ai confini della terra. Avendo percepito la sete di innumerevoli fedeli, decise di contraddire il profeta Amos (8,11-13).

- In estate, la geografia divenne teologia. Andava per via con una jeep, e con lui due o tre e poi, quando iniziarono a giungere le richieste, fu necessario un autobus. Come progetto per i suoi insegnamenti*, propose: Nel nome del “Padre” nel sud del Paese, nel nome del “Figlio” nella radicalmente differente regione della Galilea e nel nome dello “Spirito” salendo a Gerusalemme.

- In inverno, con un piccolo gruppo, leggeva la Bibbia in ebraico, cinque ore al giorno, con una liturgia legata alla lettura. “Attraverso la ripetizione, il vocabolario penetra e si inizia a pensare biblicamente”. Ugualmente durante l’inverno, per quattro anni, incoraggiò Abouna Shmueloff a registrare la Bibbia in ebraico**. Diceva: “questo continuo ascoltare e leggere la Bibbia fu una rivoluzione per me. Ero immerso in essa esistenzialmente…C’era qualcosa in essa che incantava e molti problemi storico-critici scomparivano. Si poteva notare meglio la natura omogenea della rivelazione…sperimentando l’armonia straordinaria della Bibbia”.

San Tommaso d’Aquino scrisse: “Vita senza limiti, in un istante ed interamente, una piena e totale possessione”. Fra Jacques continua: “Siamo fatti per questo, nel nostro cuore e nella nostra anima, Cristo e la Vergine hanno già raggiunto i limiti dell’avventura umana. Esiste già! Camminiamo verso la vita. Non crediamo abbastanza, ci fa venire le vertigini.

In questa Fede, in questa Speranza è contenuta la spiritualità fondante del Battesimo, del martirio, della testimonianza. Tutto converge qui, tutto giunge a questo. Per questa ragione continuiamo a camminare verso Gerusalemme, anche se ci lasciamo tra noi, nessuno può abbandonare Gerusalemme una volta che ha sperimentato il mistero. L’abbandona senza abbandonarla.

C’è ancora la via verso Emmaus per imparare che tutte le vie dell’esistenza posso essere via verso Emmaus, dove la celebrazione della Parola e dell’Eucarestia sono indissolubilmente unite”.

* Si possono ascoltare 25 ore di insegnamenti di fra’ Jacques sul sito “Bible on the Land - Bible Sur le Terrain – at the time of Isaiah House” (in costruzione).

** Queste registrazioni possono essere ascoltate su questo sito.