Il Vicariato di lingua ebraica in Israele pubblica una dichiarazione sul recente pronunciamento circa le virtù di Papa Pio XII. La dichiarazione porta la firma del Vicario e dei sacerdoti del Vicariato.

Sabato 19 dicembre 2009, Papa Benedetto XVI ha riconosciuto le virtù eroiche di 21 tra uomini e donne nella storia della Chiesa che hanno dato una testimonianza esemplare (benché molto diversa) alla loro fede cristiana nelle loro vite. Tra questi esempi si trovano anche due papi, Giovanni Paolo II e Pio XII. Questo passo, ancora una volta ha provocato una tempesta nelle relazioni tra ebrei e cattolici.

Il Vicariato di lingua ebraica in Israele, vive nel cuore del popolo ebraico, nella società israeliana. La sua esistenza è fondata sulla sua appartenenza e sull’amore per la Chiesa e sulla vicinanza (in alcuni casi appartenenza) e sull’amore per il popolo ebraico. È naturale, dopo centinaia di anni di storia condivisa dalla Chiesa e dagli ebrei, storia che ha conosciuto periodi difficili e talvolta tragici, che l’appartenenza a questi due mondi, possa alle volte creare qualche sofferenza. La nostra vocazione, come cattolici di lingua ebraica in Israele è un sentire sia con la Chiesa sia con Israele, provare ed essere un ponte tra i due e, talvolta, vivere la dolorosa divisione e le incomprensioni, la polemica e il reciproco atteggiamento difensivo.

In anni recenti, la figura di Papa Pio XII ha provocato una tempesta nelle relazioni tra la Chiesa e il popolo ebraico. Alcuni nella Chiesa hanno visto nel Papa un credente esemplare che ha saputo affrontare le grandi sfide del suo tempo, ma alcuni ebrei hanno argomentato che il Papa del tempo della Seconda Guerra Mondiale “non fece abbastanza” per salvare gli ebrei nell’Europa occupata.

Sabato, il Papa ha riconosciuto le virtù di Pio XII e la reazione da parte ebraica è stata quella attesa: il loro risentimento. La  dichiarazione di Papa Benedetto sulle virtù eroiche di Pio XII non si è incentrata sul periodo della Shoah, e non preclude agli storici la possibilità di svolgere ricerche. Il Papa, il cui pontificato è durato dal 1939 al 1958, fu attivo in molti campi, e lasciò un segno nella Chiesa del XX secolo. Fu lui ad aprire le porte della Chiesa alla ricerca biblica scientifica (ricerca che oggi vede coinvolti insieme ebrei e cristiani, e che influenza fortemente la definizione di una eredità ebraico-cristiana). Inviò vescovi non europei a servire la Chiesa in Africa e in Asia, riconoscendo così il volto che cambiava della Chiesa universale. Incoraggiò la riforma liturgica e il dialogo tra fede e scienza. Si trovò a dover fronteggiare la persecuzione della Chiesa nei paesi che erano sotto il dominio comunista. I cattolici lo ricordano e onorano la sua memoria in un contesto ecclesiale molto più ampio di quello degli anni neri della Seconda Guerra Mondiale.

Noi, come cattolici di lingua ebraica in Israele, di cui una parte appartiene al popolo ebraico, esprimiamo la nostra gioia per la visione comune di molti ebrei e cattolici riguardo alle virtù di Giovanni Paolo II. Per noi ciò che è particolarmente importante è quanto fece per condurre la Chiesa più vicina al popolo ebraico. Al contempo, esprimiamo di nuovo il nostro dolore per la divisione tra la Chiesa e il popolo ebraico, quando si tratta di Pio XII. Come cattolici, siamo chiamati a comprendere le figure dei papi Giovanni Paolo II e Pio XII alla luce degli insegnamenti della Chiesa. Noi rigettiamo la diffamazione di Pio XII e le accuse di codardia se non addirittura di antisemitismo, e di collaborazione con i nemici nazisti. Tali accuse sono assolutamente prive di fondamento. Inoltre, rigettiamo quelle interpretazioni per cui onorare Pio XII sarebbe minimizzare l’importanza della Shoah, oppure un passo indietro nel dialogo ebraico-cristiano. D’altro canto, siamo chiamati a comprendere lo sconforto di molti dei nostri fratelli e sorelle ebrei, i quali sostengono che il papa “non fece abbastanza” per salvare gli ebrei, nel momento del dolore, durante la Shoah.

Comprendiamo il grido di dolore “non fece abbastanza”, proveniente da un senso di tradimento all’interno del popolo ebraico nel momento della prova. Il mondo, di fatto, non fece abbastanza, ed è un fatto innegabile che sei milioni di ebrei siano stati assassinati. In fin dei conti non sarebbe stato mai “abbastanza”, in confronto a una tragedia delle dimensioni della Shoah! Noi  sentiamo il grido del popolo ebraico e sentiamo il suo dolore. Alla luce della Shoah, ci si pone una domanda: “Il papa avrebbe potuto fare di più?”. La domanda è legittima e comprensibile, sebbene non vi sia a questa domanda una possibile risposta umana. Dio soltanto può sapere se egli fece tutto quanto gli era possibile. Siamo testimoni di una ricerca storica che riguarda gli sforzi diplomatici del papa per far cessare la guerra e il terrore contro il popolo ebraico. Siamo testimoni di molti racconti sulle istruzioni del papa, per far aprire chiese e conventi al fine di offrire rifugio agli ebrei in fuga, per fornirli di documenti e per metterli al riparo da zone ad alto rischio. Dobbiamo commemorare il ruolo di uomini e donne nella Chiesa, eroici “giusti tra le nazioni”, che si ritrovarono, sotto l’autorità di Pio XII, in Italia e in altri paesi d’Europa, ad aiutare gli ebrei a nascondersi e a fuggire. In alcuni casi, costoro pagarono per questo aiuto con la loro stessa vita.

Noi continuiamo a pregare nella Chiesa e nel popolo ebraico, continueremo a ricercare insieme la verità storica, così da poter educare i nostri figli in un reciproco rispetto e fratellanza, e da poter  continuare i nostri sforzi per collaborare alla “riparazione del mondo” (tikkun olam).

Rev. Padre David Neuhaus SJ, Vicario Patriarcale per i cattolici di lingua ebraica, e i sacerdoti del Vicariato

21.12.2009

(traduzione: Benedetto di Bitonto)