Padre Isaac Jacob, benedettino, era un ebreo d’origine americana, giunto in Israele nel 1975. Si conserva di lui un ricordo affettuoso all’interno della comunità ebreofona, in particolare a Beer Sheba, dove celebrava regolarmente la Messa quando non vi era nessun sacerdote permanente.

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La testimonianza di Sr Gemma del Duca, S.C.

Coloro che, tra di noi, erano amici e colleghi di Jacob sono sempre stati attratti dalla sua visione della Chiesa in Israele, del rapporto teologico tra la Chiesa e l’Ebraismo. Come diceva uno dei suoi più fedeli seguaci: "Isaac aveva un certo dono che non poteva essere istituzionalizzato. Tuttavia, egli ha amato la Chiesa in quanto benedettino (1). Nel suo ultimo scritto formalizzato, un articolo pubblicato su The American Benedictine Review (Dicembre 1994), Isaac Jacob, riassunse in un significato venti anni di vita della Regola di San Benedetto: la Regola era diventata per lui "un ponte verso Israele" (2).

Ma il suo era stato un processo di scoperta, talvolta impegnativo, dal punto di vista fisico e solitario a quello spirituale. Dal 1975 fino alla sua morte nel 1995, lavorò, pregò, celebrò a Tel Gamaliel, in cima a una collina all'inizio molto isolata, abbandonata, senza acqua, senza elettricità e senza telefono, situata tra Gerusalemme e Tel Aviv. Visse con i suoi fratelli e sorelle, famiglie e gente cristiana, utilizzando sempre la Regola come il fulcro della convivenza. Molti gli sforzi fatti per pregare i Salmi e leggere le Sacre Scritture in ebraico e per vivere in un contesto vibrante di un paese contemporaneo ebreofono quale Israele. Fu questo ambiente che apportò grande creatività al pensiero e all'interpretazione teologica di Isaac, che egli leggesse il giornale, guardasse la TV, parlasse con gli israeliani nel centro (“mercaz”) di Bet Shemesh o andasse al cinema . Con la sua passione profetica per Israele ed il suo amore per la lingua ebraica, Isaac entrò con slancio in alcuni dei testi classici dell’ebraismo e cercò di portare un po'della sua sapienza nella vita quotidiana della comunità, specialmente nelle conversazioni durante i pasti e i colloqui settimanali.

Lo studio e la riflessione di Isaac lo condusse a tale visione della Regola: "una chiara incarnazione cristiana dell'ebraismo; alla luce degli insegnamenti della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, l'ebraismo è importante dal punto di vista teologico, nell’epoca contemporanea (3). Fin dai primi anni trascorsi in Israele, Isaac Jacob celebrava lo shabbat con coloro che si raccoglievano intorno a lui e leggeva la pericope settimanale della Torah. Allo stesso tempo, egli sottolineava la necessità di preparare durante la settimana i testi della liturgia della Domenica, in particolare il Vangelo e il Salmo con una lettura quotidiana della Regola (4).

Nell'insegnamento di Isaac Jacob e nei suoi scritti, la Regola diventava sempre più lo strumento che "testimonia una comune sottomissione alla Parola di Dio. Con il ritorno di una vita nazionale ebraica in Terra d'Israele [...] la Sinagoga e la Chiesa devono entrambe lottare per capire, dal punto di vista teologico, come ciascuna sia soggetta alla Parola di Dio, ai tempi nostri "(5). Non vi è alcun dubbio che Isaac Jacob OSB offrì la sua vita per questa “battaglia’’. Noi che ancora serbiamo il suo ricordo e che siamo ispirati dalle sue parole dobbiamo continuare a costruire sulle solide fondamenta del suo amore e della sua vita.

(1)Ralph Dowdy, lettera personale a Gemma Del Duca, S.C., 10 Aprile 2007.
(2) Isaac H. Jacob, OSB, ‘’The Rule of Benedict : Bridge to Israel’’ , nell’American Benedictine Review, 45 / 4 Dicembre 1994, p. 399.
(3)Isaac H. Jacob, O.S.B., ‘’The Rule of Benedict: Bridge to Israel’’ p. 399.
(4) La Regola di San Benedetto fu tradotta in ebraico per la prima volta sotto la direzione di Isaac Jacob, O.S.B., tradotta da Gabriel Grossman,O.P., e pubblicata nel 1980.
(5) Isaac H. Jacob, O.S.B., ‘’The Rule of Benedict: Bridge to Israel’’ p. 403