Padre David Neuhaus, Vicario del Patriarcato Latino, ha inviato una lettera aperta al quotidiano HaAretz sull’uso del nome di Gesu’ nella lingua ebraica. Il 24 Marzo 2017 HaAretz ha pubblicato la lettera.

name jesus

L’Uomo di Nazareth: Yeshu o Yeshu’a

HaAretz ha pubblicato un lungo articolo sulla splendida mostra al Museo d'Israele di arte ebraica e israeliana che raffigura l'uomo di Nazareth (16.2.2017). La mostra è l'opera coraggiosa della curatrice del Museo Amitai Mendelson, che ha anche fatto importanti ricerche sul tema dell’uomo di Nazareth nell’arte israeliana. Il tema è sensibile poiche’ molti ebrei non sono neutrali quando si tratta dell'uomo di Nazareth e delle conseguenze che il credere in lui come Messia ha avuto nella storia ebraica. Vorrei sollevare una questione circa l'articolo pubblicato su HaAretz e sulla mostra: l'uso del nome “Yeshu” relativo all'uomo di Nazareth.

La mostra al Museo di Israele non ha solo acceso il riflettore sull'uomo di Nazareth. “E la terra era tohu e wohu”, la storia della Terra di Israele, presentata alla televisione israeliana, un documentario piacevole da guardare, ben fatto e piuttosto avvincente. Il capitolo 8, “Tra indipendenza e rovina”, ha affrontato il periodo che va dal 63 AC al 70 DC e in esso c'è stata una discussione sulla figura dell'uomo di Nazareth. E' stato lodevole che i responsabili del programma abbiano deciso di usare il suo nome proprio in ebraico, Yeshu'a, piuttosto di Yeshu come e’ comunemente usato.
“Yeshu”, le cui origini sono molto contestate, ha assunto un significato dispregiativo nella storia ebraica, utilizzato unicamente per l'uomo di Nazareth ed è spesso inteso come una abbreviazione per l'espressione “Possano il suo nome e la sua memoria essere cancellati”. Alcuni hanno sostenuto che il nome “Yeshu'a” è stato pronunciato “Yeshu” nel primo secolo perché gli oratori avevano difficoltà con la lettera “Ayin”, come molti ebrei Ashkenazi oggi. Ciò nonostante, non pronunciando una lettera non giustifica la sua scomparsa negli scritti. Questo è ancora più veritiero se si tiene presente che uno dei miracoli del popolo ebraico negli ultimi tempi è stato il risorgere dell'ebraico come lingua moderna.

Nella storia televisiva della Terra di Israele, la scrittrice israeliana Yochi Brandes, seduta nella Chiesa Sinagoga di Nazareth, dove secondo la tradizione Gesù ha insegnato, spiega all’educatrice Yisca Harani: "Se non fosse che il cristianesimo ad un certo punto è stato ripreso dai Gentili e diventato cosi’ una religione che odiava il popolo ebraico, una religione antisemita, se non fosse per questo, ci sarebbe una grande possibilità a nostro avviso, e secondo la visione degli ebrei, di considerare Gesù come uno dei nostri grandi profeti di tutte le generazioni. Quello che è successo è che il cristianesimo ha preso Gesù da noi. E, a proposito, io personalmente sono passata attraverso questo processo nel corso degli anni piena di disgusto, di odio per quell’uomo. L'ho chiamato "Yeshu". L’ho disprezzato, l’ho considerato come il padre dell’antisemitismo. Solo da adulta ho scoperto chi è, chi era veramente, che ha vissuto come un Ebreo e che è morto come un Ebreo. Da allora lo stimo e lo ammiro. E non lo chiamo piu’ "Yeshu". Da allora lo chiamo "Yeshu'a". E per me lui è un grande profeta".

E' perfettamente comprensibile il motivo per cui gli ebrei hanno guardato con disprezzo i cristiani e l'uomo che gli ebrei sostengono di essere responsabile per l'inizio di questa nuova religione. Troppo spesso e in tanti luoghi gli ebrei hanno sofferto a causa dei cristiani, i quali non accettavano il fatto che la maggior parte degli ebrei si rifiutavano di riconoscere Gesù come il Messia. Gesù, considerato come un rinnegato, è stato spesso visto come il responsabile della sofferenza degli ebrei.

Negli ultimi decenni, un grande cambiamento si è verificato all'interno di diverse Chiese cristiane. Dopo la Shoah, molti cristiani hanno riconosciuto il frutto amaro dell’ “insegnamento del disprezzo” verso gli ebrei e l'ebraismo. I cristiani ora sono alla ricerca di modi per correggere il torto e formulare l’insegnamento cristiano del rispetto per ebrei e per l'ebraismo, che riconosce il patrimonio comune condiviso dagli ebrei e dai cristiani sull'identità ebraica dell'uomo di Nazareth. Questo ha portato ad un dialogo fiorente tra ebrei e cristiani e a molti progetti comuni che si occupano di tentativi congiunti di lavorare per la “tikkin olam” (la riparazione di un mondo lacerato).

In questo spirito, forse è giunto il momento per tutti coloro che accolgono questo cambiamento di ripristinare il nome di Gesù per l'uomo di Nazareth. Le uniche fonti scritte che abbiamo su di lui sono in greco e nella lingua greca si ha lo stesso nome di Giosuè, figlio di Nun. I cristiani che parlano ebraico lo chiamano “Yeshu'a”, una abbreviazione comune del nome “Yehoshua” del periodo del Secondo Tempio..